mar 10 2010

In a safe place [day #3]

A pochi metri dallo Stradivarius (leggasi puntate precedenti) c’è un gabbiotto dell’autovelox.
Parliamo di questo, e delle (prevedibilissime) multe che ci arriveranno per averlo ignorato finora, durante la colazione che fa da prologo a questa due giorni tutta dedicata alle registrazioni del basso.
Sono le 10 in punto, non ci sentiamo al massimo della forma fisica (malesseri influenzali, sbornie terminate solo qualche ora prima) e sappiamo di trovarci davanti ore di duro lavoro.
Ma come sempre ci accade di chiosare: “Magari poterla fare tutti i giorni questa vita!”
Anche al Niski, tuttavia, il secondo weekend di sessions per In a safe place non si presenta nel migliore dei modi: non si fa in tempo a sistemare i suoni del basso che subito si presenta una problematica che va in cima alla lista delle priorità: Stripes ha qualcosa che non quadra.
Forse, in preda alla stanchezza, domenica scorsa l’abbiamo trascurata in fase di editing della batteria, e ci accorgiamo che c’è da lavorarci ancora molto.
Ci rimbocchiamo le maniche, Andrea Stanisci sfodera tutte le sue impeccabili competenze nell’uso di ProTools, ed ecco arrivare il sigillo anche su quella che è la nostra canzone più vecchia.
Si può partire.
Ma forse no.

Antonio imbraccia il suo (amato, almeno fino a sabato scorso) Fender Jazz collegandolo ad una magnifica testata Ampeg SVT, e incide le partiture di A million rushes e In a song.
Poi è la volta di Even more: allo scopo di trovare un sound più rotondo e profondo (maggiormente adatto al brano in questione), posa il Jazz per accogliere tra le sue braccia un Fender Precision di proprietà Stanisci.
Il tradimento viene perpetrato nell’arco di quattro minuti (il tempo di mettere su pista Even more): il Jazz resterà seduto sul suo trespolo e tutto il disco verrà suonato con il Precision!

Sono le 14:30 e andiamo a pranzo con la consapevolezza di dover ancora iniziare i lavori previsti per questo sabato; ci consolano le lasagne dello Stradivarius e la compagnia dell’”indice destro del Diavolo” (Mario Scerrati), che ha presenziato alla mattinata delirante (partorendo i suoi consueti capolavori fotografici; stavolta a colori) e che ci accompagna in questo veloce ma soddisfacente pranzo.

Durante il caffè arriva il cambio della guardia: Mario batte il cinque a Simone “Presidente” Podagrosi, che porta in dote due dei suoi gioielli (un Precision del ‘73 e un Jazz) e ci assiste per il resto della giornata.

Torniamo in sala, già molto stanchi e in parte preoccupati.
Antonio deve fare “amicizia” con il Precision, che è profondamente diverso dal suo basso e che richiederebbe un adeguato training prima di essere utilizzato a dovere.
Ma evidentemente è amore al primo tocco: nell’arco delle poche ore pomeridiane vengono registrate in scioltezza le parti di quasi tutte le canzoni rimanenti.
Il sound è perfetto, le esecuzioni trasmettono calore e feeling, l’atmosfera della sala è quella giusta, le tensioni sono scomparse, tutto fila liscio.

Ma il manico del nuovo basso richiede un impegno senza compromessi e alle 18:00, durante una prima take di The straight road, la stanchezza prende il sopravvento e Antonio getta la spugna.

Certo, possiamo tornare a casa molto più che soddisfatti: la sezione ritmica sta prendendo forma nella maniera che abbiamo sempre desiderato.
Ci aspetta un altro sabato sera casalingo in vista della full-immersion domenicale; il rituale brindisi di fine giornata allo Stradivarius ci ritrova con la luce negli occhi e la certezza di aver trovato quello che stavamo cercando.


mar 4 2010

In a safe place [day #2]

Tic – tic – TAC…
«Si, perfetto… 120 è giusto…».
Tic – tic – TAC…
«Aspetta… oh, aspetta! Quel colpo di cassa è in anticipo… torna un po’ indietro».
Tic – tic –TAC…
«Il rullante qua è in levare…»
Tic – tic –TAC…
«AAAAAH!!!»

Ecco, se c’è stato un protagonista indiscusso del secondo giorno di registrazione di In A Safe Place, quello è senza dubbio il “click”.
Un’entità apparentemente innocua ma che nasconde un animo oscuro, ossessivo. Può portarti alla follia senza sforzarsi più di tanto. Credeteci.
Fortunatamente il lavoro del primo giorno è stato così accurato e abbondante che ne siamo usciti vivi, e in un tempo anche discreto: 10:00 – 18:00, e passa la paura.

L’ascolto delle basi di batteria parte liscio, l’esecuzione di Gianni è molto precisa ed Even More, A Million Rushes e Stripes riusciamo a chiuderle in tempi record.
Iniziano a vagare per la stanza frasi colme di speranza, un po’ buttate là, un po’ a mezza bocca, come a non voler sfidare troppo il destino.
Cose del tipo: «Se va avanti così… magari…».
Oppure: «L’hai portato il basso, Anto’?».
Andrea Stanisci se la rideva già sotto i baffi pensando, di fronte allo schermo con i valori della batteria, “illusi…”
E aveva ragione.

Il leggendario Rocco entra nella Room 2 e guadagna il suo posto sul divano.
Inizia subito a russare come un trattore, diverse ore in anticipo rispetto al giorno precedente, probabilmente cullato dall’ipnosi del “click”.
Un’altra vittima innocente.

Riceviamo la graditissima visita di Alessandro e Mario Scerrati.
Mario, “l’indice destro del Diavolo” (per l’incredibile capacità di trasformare ogni scatto della sua reflex in un quadro d’autore), è venuto in veste ufficiale di fotografo.
Tira fuori i ferri del mestiere e confeziona gli ennesimi capolavori.
Alessandro, che ha seguito stoicamente la band in ogni data live fin dagli albori, si ferma ad ascoltare il “click” per qualche minuto riuscendo, con incredibile forza di volontà, a distogliere lo sguardo prima di cadere sotto l’effetto dell’ipnosi.

Su Hole In The Ground credevamo di trovare grossi problemi; con nostro grande sollievo invece, anche il lavoro sulla canzone dedicata alla nostra provincia viene archiviato facilmente.
Per The People Embassy Gianni deve ritornare dietro ai tamburi. Si tratta di un brano d’atmosfera in cui, di percussivo, ci sono solo aperture sui piatti, quindi il giorno precedente abbiamo deciso di posticiparlo. Mario ne approfitta per immortalare il batterista all’opera, mentre noi che credevamo di dover incidere su una base di 36, abbiamo finito per registrare a 50!

Alessandro e Mario ci salutano e passiamo alla versione alternativa di In A Song… ed ecco arrivare la vendetta del “click”!
Un’ora in cui non riusciamo a capire cosa non va; il ritmo non ci convince, i feel sono sfasati, e la stanchezza inizia a farsi sentire.
Quando anche Andrea ci confessa di essere cotto gettiamo la spugna, anche perché sono le 14:00 ed è ora di tirare il fiato.

Tragedia: troviamo lo Stradivarius chiuso!
Avevamo ancora in bocca il sapore delle lasagne mangiate il giorno precedente, e invece la domenica apre nel pomeriggio. Imprechiamo il giusto, quindi ci dirigiamo al bar vicino, un posto di cui abbiamo rimosso il nome.
Non a caso.
Riusciamo a riempire i nostri stomaci del pranzo peggiore del 2010, almeno per ora.
Siamo sicuri che anche con il passar del tempo difenderà il primato a testa alta.

Con la “gomma – pane” ancora in bocca, torniamo in studio.
In A Song “slow version” sembra proprio non voler quadrare.
Ci vuole un’altra ora di lavoro prima che tutti possiamo ritenerci soddisfatti.
Fortunatamente il resto del pomeriggio è in discesa; Freckles e Secret Garden filano che è un amore, The Straight Road viene su con un suono di batteria incredibilmente caldo e potente, Beautiful Bleeding ha il perfetto incalzare del singolo, e la scelta di arricchirla col tamburello risulta azzeccata.
Si chiude, simbolicamente, con In A Safe Place, che a livello percussivo suona come un estratto dalla colonna sonora di Conan Il Barbaro.

E anche questo secondo giorno è andato: le partiture di batteria sono concluse!
Era proprio questo l’obiettivo fissato per la “due-giorni” iniziale, e non possiamo chiedere di meglio.
Tornando a casa, nella testa il “click” continua a martellare… il sogno ha iniziato a prendere forma… la strada diritta, finalmente, è asfaltata.
Tic – tic – TAC…
Tic – tic – TAC…
Tic – tic – TAC… STOP.


mar 2 2010

In a safe place [day #1]

Oggi è una buona giornata per iniziare.
C’è il sole, ed una temperatura sorprendentemente alta per essere un mattino di fine febbraio.
Meglio così, lo prendiamo di buon auspicio.
Sono le 9:30 di sabato 27 quando ci incontriamo allo Stradivarius di Ferentino per un cappuccino: abbiamo i volti stanchi ma visibilmente emozionati; dopo tanto peregrinare è finalmente arrivato il momento di rendere concreto il disco sul quale siamo al lavoro da tre anni.
Si chiamerà In a safe place, come una delle undici canzoni che lo comporranno.
E’ un’idea (quella del “posto sicuro”, in tutte le sue accezioni metaforiche) che ci portiamo dietro da una frase buttata lì per caso durante i festeggiamenti del capodanno del 2001, quando ancora la band non esisteva.
E’ arrivata fin qui, e un senso ci sarà.

Saliamo in macchina e percorriamo gli ultimi metri che ci separano dal Niski Studio, di Andrea Stanisci.

Il primo ad accoglierci è Rocco, un boxer che da subito si rivela l’inseparabile membro aggiunto della nostra giornata lavorativa.

Un paio d’ore per montare il set di batteria; cominciamo a sciogliere la tensione in un’atmosfera che minuto dopo minuto si fa sempre più calda.

E’ circa mezzogiorno quando iniziano ufficialmente le sessions.
Oggi si lavora sulle partiture di batteria: Gianni è da solo nella Room 1, noialtri (compreso Stanisci) nella 2.
La metodologia è sempre la stessa, e ci accompagnerà per tutte le (circa) 45 takes che suoneremo fino al tardo pomeriggio: click in cuffia col tempo di metronomo stabilito, accordi di basso per tenere la melodia, e qualche accenno di voce per determinare i passaggi strutturali dei pezzi.

Nelle due ore che precedono la pausa pranzo abbiamo modo di fissare le basi di Even more, Stripes, A million rushes e Freckles.

Salutiamo Andrea e l’inseparabile Rocco per tornare allo Stradivarius ed assaggiare la tavola calda del bar.
Si mangia febbrilmente e poi di nuovo, di corsa, al Niski.

La sessione pomeridiana si rivela subito molto fluida, ma già verso le 17:00 si iniziano ad avvertire i primi visibili segni di spossatezza fisica e mentale.
Gianni va avanti senza incertezze; per essere sicuri di ritrovarci con materiale a sufficienza per un buon editing, fissiamo sul ProTools almeno 2-3 versioni per ogni brano.
E’ la volta di Hole in the ground, In a safe place, Secret garden; ma anche di una sorprendente The straight road, che con la sua unica take si conferma il pezzo che da sempre sentiamo vicino in un modo particolare, forse più di tutti gli altri.

Poi arrivano le due versioni di In a song (una dal piglio molto rock e l’altra in una chiave più soul; le incidiamo entrambe e poi si giocheranno il posto nel disco) e si chiudono i battenti con la neonata Beautiful bleeding.
Resta fuori dal giro The people embassy, che non richiede un accompagnamento batteristico convenzionale e che quindi decidiamo di posticipare.

Sono le 19:30 quando rimettiamo gli strumenti nelle custodie, rientriamo devastati (ma felici) nelle rispettive macchine e andiamo a brindare (di nuovo allo Stradivarius) la chiusura della prima lunga giornata di lavoro.

E’ un sabato sera ma nessuno di noi ha la benché minima intenzione di onorarlo come convenzione vuole: andiamo a riposare, domani si riparte.


feb 23 2010

Let’s get it started!

Sabato 27, al Niski Studio di Ferentino, inizieranno ufficialmente le sessioni di registrazione di In a safe place.

11 canzoni; e che Dio o chi per lui ce la mandi buona.


feb 14 2010

A million rushes

Aggiornamenti dal fronte:

  • E’ questione di giorni e poi si entrerà in studio per dare vita a In a safe place.
    Sarà bello, si spera.
    Noi ci proveremo.
  • Terminata una nuova canzone: Beautiful bleeding; a brevissimo il testo nella pagina “Songs”.
    Ha avuto il battesimo live sabato 6 a Veroli e verrà incluso nel disco.
  • Per un pezzo non ci saranno concerti: salvo “contrordini”, ci si rivede venerdì 2 aprile.

Keep the fight.


gen 27 2010

Further on up the road

zanzifeb


gen 24 2010

10 candeline

I 7 Training Days hanno festeggiato la loro decima performance live ieri sera al Satyricon di Frosinone, in un’inedita veste unplugged.

Qui trovate la setlist, e qui invece una decina di scatti ad opera di Mario Scerrati.

Grazie a chi c’era, di vero cuore.
E’ stata una bellissima serata, che ci porteremo dentro per un bel pezzo di vita.


gen 14 2010

A quiet night

satyricon


dic 31 2009

Happy new year!

locandina_big


dic 30 2009

Cheers!

Il 2009 è stato un anno importante per i 7 Training Days.
Ci sono stati concerti, incontri, nuove canzoni, progetti… e questo sito web.
Fare una lista di buoni propositi per il 2010 (e più in generale per il nuovo decennio) che è alle porte è noioso e anche un pò “controproducente”.
Ci limitiamo quindi a sperare che sia migliore di questo che sta finendo e auguriamo a ognuno di voi il meglio che la vita possa offrirvi.

Nel frattempo, qui c’è la pagina sul concerto tenuto ieri sera a Ceccano (del quale presto pubbblicheremo anche qualche scatto fotografico).
Per il resto, vi diamo appuntamento al 5 gennaio in quel di Veroli per il primo concerto del nuovo anno (a brevissimo la locandina).

Namaste, e buona fortuna.