In a safe place [day #1]

Oggi è una buona giornata per iniziare.
C’è il sole, ed una temperatura sorprendentemente alta per essere un mattino di fine febbraio.
Meglio così, lo prendiamo di buon auspicio.
Sono le 9:30 di sabato 27 quando ci incontriamo allo Stradivarius di Ferentino per un cappuccino: abbiamo i volti stanchi ma visibilmente emozionati; dopo tanto peregrinare è finalmente arrivato il momento di rendere concreto il disco sul quale siamo al lavoro da tre anni.
Si chiamerà In a safe place, come una delle undici canzoni che lo comporranno.
E’ un’idea (quella del “posto sicuro”, in tutte le sue accezioni metaforiche) che ci portiamo dietro da una frase buttata lì per caso durante i festeggiamenti del capodanno del 2001, quando ancora la band non esisteva.
E’ arrivata fin qui, e un senso ci sarà.

Saliamo in macchina e percorriamo gli ultimi metri che ci separano dal Niski Studio, di Andrea Stanisci.

Il primo ad accoglierci è Rocco, un boxer che da subito si rivela l’inseparabile membro aggiunto della nostra giornata lavorativa.

Un paio d’ore per montare il set di batteria; cominciamo a sciogliere la tensione in un’atmosfera che minuto dopo minuto si fa sempre più calda.

E’ circa mezzogiorno quando iniziano ufficialmente le sessions.
Oggi si lavora sulle partiture di batteria: Gianni è da solo nella Room 1, noialtri (compreso Stanisci) nella 2.
La metodologia è sempre la stessa, e ci accompagnerà per tutte le (circa) 45 takes che suoneremo fino al tardo pomeriggio: click in cuffia col tempo di metronomo stabilito, accordi di basso per tenere la melodia, e qualche accenno di voce per determinare i passaggi strutturali dei pezzi.

Nelle due ore che precedono la pausa pranzo abbiamo modo di fissare le basi di Even more, Stripes, A million rushes e Freckles.

Salutiamo Andrea e l’inseparabile Rocco per tornare allo Stradivarius ed assaggiare la tavola calda del bar.
Si mangia febbrilmente e poi di nuovo, di corsa, al Niski.

La sessione pomeridiana si rivela subito molto fluida, ma già verso le 17:00 si iniziano ad avvertire i primi visibili segni di spossatezza fisica e mentale.
Gianni va avanti senza incertezze; per essere sicuri di ritrovarci con materiale a sufficienza per un buon editing, fissiamo sul ProTools almeno 2-3 versioni per ogni brano.
E’ la volta di Hole in the ground, In a safe place, Secret garden; ma anche di una sorprendente The straight road, che con la sua unica take si conferma il pezzo che da sempre sentiamo vicino in un modo particolare, forse più di tutti gli altri.

Poi arrivano le due versioni di In a song (una dal piglio molto rock e l’altra in una chiave più soul; le incidiamo entrambe e poi si giocheranno il posto nel disco) e si chiudono i battenti con la neonata Beautiful bleeding.
Resta fuori dal giro The people embassy, che non richiede un accompagnamento batteristico convenzionale e che quindi decidiamo di posticipare.

Sono le 19:30 quando rimettiamo gli strumenti nelle custodie, rientriamo devastati (ma felici) nelle rispettive macchine e andiamo a brindare (di nuovo allo Stradivarius) la chiusura della prima lunga giornata di lavoro.

E’ un sabato sera ma nessuno di noi ha la benché minima intenzione di onorarlo come convenzione vuole: andiamo a riposare, domani si riparte.


4 commenti a “In a safe place [day #1]”

  • il presidente di tutti :

    Cioè, avete fatto le parti di batteria di tutti i pezzi in un’unico pomeriggio? Fantastico.
    Quando si dice bona la prima!

  • 7TrainingDays :

    Luciah: Grazie!

    President of us all: Esatto, tutto in una giornata :)
    3 takes di media per ogni pezzo, dalle quali abbiamo prelevato le migliori.

  • Presidenji :

    Direi che chi ben comincia è a metà dell’opera. Bravi. Adesso tocca a te! Stai concentrato e attacca!

Scrivi un commento