In a safe place [day #4]

Il manico del Fender Precision è famoso per essere un killer spietato. Un torturatore.
Diciamo che il buon Sayid Jarrah gli fa un baffo.
Chiedete alla mano sinistra di Antonio, se non ci credete.

Ci si ritrova al Niski col proposito di chiudere le parti di basso; la speranza iniziale è chiara: incidere, prima della pausa pranzo, le partiture di The straight road ( abbandonate la sera precedente per knock-out alle settima ora), risuonare A million rushes e In a song con il caldo suono del Torturatore, e stabilizzare Stripes che, a quanto pare, presenta ancora qualche problemino alla batteria.
All’anima del problemino.
Un’altra ora di editing e passa la paura.
Comunque ci andiamo vicini: tre centri su quattro, con l’intenzione di riprendere The straight road subito dopo pranzo.

A proposito di cibo, Andrea Stanisci ci butta lì con disinvoltura l’asso vincente: “Perché non andate a Panorama? Allungate giusto di 5 minuti.”
Lungo la Casilina, le avvolgenti note di Inside of love dei Nada Surf rendono affascinanti anche i paesaggi ciociari più deprimenti, e per quattro minuti tutto ci sembra perfetto.

Arriviamo a destinazione.
Con nostra grande sorpresa ci troviamo di fronte un banco-ristorazione sconfinato!
Roba da lasciarci gli occhi.
Uno accanto all’altro sfilano via tutti i tipi di primi, secondi, contorni, carni, pesci, verdure… siamo così rintronati da colori e odori che il cartello sulle pietanze ci sembra un miraggio: MENU’ – primo, secondo, contorno e bibita: 5.90 euro.
Tanto per essere sicuri chiediamo alla ragazza del bancone, che ci guarda strano, ci bolla come rimbecilliti e ci conferma che si, è proprio vero.
Tutto buonissimo, e dire che le porzioni fossero abbondanti è un eufemismo, visto che le ultime patate al forno (patate mutanti, di dimensioni spropositate) non riusciamo proprio a finirle.

Dopo un caffè in un bar con le mura dipinte di uno strano verde fosforescente, siamo di nuovo in studio.
Antonio riabbraccia il Torturatore; il loro, ormai, somiglia sempre più a un rapporto di quelli morbosi, folli, in cui l’amore viene progressivamente soppiantato dall’ossessione.
Non riesce a stargli lontano e, se potesse, tornerebbe indietro nel tempo con la DeLorean per incidere tutte le sue precedenti demo – tapes registrate negli anni col Precision!

Uno alla volta, chiudiamo le parti di basso per tutti i brani, tranne Freckles, Hole in the ground e The people embassy.
Certo, c’è mancato un pelo ed è un peccato, ma il punto è che alle 18:30 siamo cotti, la concentrazione sfarfalla, e i tendini della mano sinistra di Antonio hanno bisogno di una seduta curativa al Tempio.

Lo Stradivarius, che in mattinata avevamo ignorato per la seconda colazione “hobbit”, ci accoglie per il consueto aperitivo.
Due amari digestivi stavolta, visto che le X-Potatoes continuano a lievitare nei nostri stomaci.


5 commenti a “In a safe place [day #4]”

  • Anonimo :

    ahahahhaaha… molto belli questi raccontini.

    che il buon lavoro continui!
    vi aspettiamo al traguardo.

  • sarak :

    ahhhhhhhh…
    non mi ha pubblicato il commento…
    aaahahahhahahaha

    cmq… belli questi raccontini, molto appassionanti.
    Buon lavoro di cuore, vi aspettiamo al traguardo.

  • Fede :

    Il manico del Precision….un “torturatore”??????? Ma nooooo…….è docile….gentile….e umoristicamente dotato. Specie quando ti costringe a km a destra e sinistra per saltare da una nota all’altra. Però, se ci entri in confidenza, non lo molli più. Fidatevi…..ve lo garantisce uno che da questa malattia é affetto da una vita. Il Precision “scava”……e lascia il solco!!! Grandi ragazzi…..attendiamo tutti con ansia il frutto di questi, seppur dolci, sforzi.

  • 7TrainingDays :

    @sarak: Grazie assai :)
    Speriamo di continuare su questo andazzo, ad ogni modo ci vediamo al traguardo!

    @Fede: Ahahahahah!!
    In sostanza un tasto del Precision è il doppio di uno del Jazz: necessita mano abnorme, mutante.
    Però ormai è amore.

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