In a safe place [day #7]
E’ dura sapere di non poter permettersi il lusso di staccare la spina, ma ci sembra di essere tornati a quando eravamo “i giganti che giocano con le macchinine” (A million rushes) e non ci pesa nemmeno un po’ il fatto di ritrovarci per la quarta domenica consecutiva al Niski Studio.
Ci sono da terminare le parti di chitarra ritmica di Simone e l’idea è quella di fare una full-immersion dalle 10 alle 15 per poi chiudere il rough mix di tutte e 12 le canzoni.
Con la “famiglia allargata” (il gatto senza nome, Rocco, l’Ombra e soprattutto Il Putto – oggi più che mai in preda ad incontenibili manie di protagonismo, come si evince dalle foto) Simone imbraccia l’amata Telecaster attaccandola ad un Fender Twin Reverb: l’accoppiata migliore per i restanti brani da incidere.
Si parte con Freckles: le figure ritmiche sono molto animate e dinamiche ma già alla terza take ci rendiamo conto di aver centrato l’obiettivo.
A questo punto la palla passa ai due pezzi che in un certo senso hanno costituito la radice stessa della band e che quindi, per l’importanza che da sempre gli attribuiamo, vengono puntualmente relegati in coda ad ogni session: forse è il timore di fronteggiarli, o più verosimilmente l’idea di potergli dedicare uno spazio privilegiato.
Fatto sta che per le restanti ore di studio le note dolenti di The people embassy e The straight road si rincorrono senza tregua, sotto l’occhio attento e spocchioso del Putto e della sua acuta lente indagatrice.
Sono le 14 quando Simone suona l’ultimo accordo e mette a riposo la Telecaster; l’ultima ora verrà dedicata al riversamento delle tracce grezze per un rough mix che sarà importante oggetto di analisi per la restante parte della domenica.
Lasciamo Andrea Stanisci al suo legittimo pranzo domenicale e ci dirigiamo come da copione al banco ristorazione di Panorama.
Poi di nuovo in macchina, il tempo di un caffè, ed eccoci finalmente ad ascoltare il frutto di questi primi sette giorni di studio.
L’impressione generale è quella di un prodotto che ha sicuramente una “pompa” ritmica di grande spinta ed efficacia; sarà adesso compito della chitarra di Achille e della voce di Simone quello di equilibrare le tonalità e i colori delle canzoni, levigare gli accenti, bilanciare il giorno con la notte.
Riflettiamo a fondo anche sulle ipotesi di tracklist, giungendo a conclusioni che solo fino ad un mese non prendevamo nemmeno in considerazione: è ancora tutto in itinere ma siamo abbastanza convinti che il pezzo che abbiamo sempre pensato come “opening act” (The straight road) verrà spostato al centro della scaletta, lasciando così l’apertura del sipario a tutt’altre cose.
Siamo a metà strada (missaggio permettendo): la prossima carta la butterà sul tavolo Achille, con la sua Strato e il suo Orange.
Nel frattempo ci fermiamo qualche giorno; quello che serve per riflettere con la calma necessaria sulla crescita di In a safe place.

















marzo 26th, 2010 at 10:10
Il Putto é davvero orrendo!!! Scusate, ma non si può prescindere da questa constatazione di fatto: “Il Putto…..é brutto”!!!! Vuoi mettere l’Ombra invece???? Che stile e che portamento!