Tic – tic – TAC…
«Si, perfetto… 120 è giusto…».
Tic – tic – TAC…
«Aspetta… oh, aspetta! Quel colpo di cassa è in anticipo… torna un po’ indietro».
Tic – tic –TAC…
«Il rullante qua è in levare…»
Tic – tic –TAC…
«AAAAAH!!!»
Ecco, se c’è stato un protagonista indiscusso del secondo giorno di registrazione di In A Safe Place, quello è senza dubbio il “click”.
Un’entità apparentemente innocua ma che nasconde un animo oscuro, ossessivo. Può portarti alla follia senza sforzarsi più di tanto. Credeteci.
Fortunatamente il lavoro del primo giorno è stato così accurato e abbondante che ne siamo usciti vivi, e in un tempo anche discreto: 10:00 – 18:00, e passa la paura.
L’ascolto delle basi di batteria parte liscio, l’esecuzione di Gianni è molto precisa ed Even More, A Million Rushes e Stripes riusciamo a chiuderle in tempi record.
Iniziano a vagare per la stanza frasi colme di speranza, un po’ buttate là, un po’ a mezza bocca, come a non voler sfidare troppo il destino.
Cose del tipo: «Se va avanti così… magari…».
Oppure: «L’hai portato il basso, Anto’?».
Andrea Stanisci se la rideva già sotto i baffi pensando, di fronte allo schermo con i valori della batteria, “illusi…”
E aveva ragione.
Il leggendario Rocco entra nella Room 2 e guadagna il suo posto sul divano.
Inizia subito a russare come un trattore, diverse ore in anticipo rispetto al giorno precedente, probabilmente cullato dall’ipnosi del “click”.
Un’altra vittima innocente.
Riceviamo la graditissima visita di Alessandro e Mario Scerrati.
Mario, “l’indice destro del Diavolo” (per l’incredibile capacità di trasformare ogni scatto della sua reflex in un quadro d’autore), è venuto in veste ufficiale di fotografo.
Tira fuori i ferri del mestiere e confeziona gli ennesimi capolavori.
Alessandro, che ha seguito stoicamente la band in ogni data live fin dagli albori, si ferma ad ascoltare il “click” per qualche minuto riuscendo, con incredibile forza di volontà, a distogliere lo sguardo prima di cadere sotto l’effetto dell’ipnosi.
Su Hole In The Ground credevamo di trovare grossi problemi; con nostro grande sollievo invece, anche il lavoro sulla canzone dedicata alla nostra provincia viene archiviato facilmente.
Per The People Embassy Gianni deve ritornare dietro ai tamburi. Si tratta di un brano d’atmosfera in cui, di percussivo, ci sono solo aperture sui piatti, quindi il giorno precedente abbiamo deciso di posticiparlo. Mario ne approfitta per immortalare il batterista all’opera, mentre noi che credevamo di dover incidere su una base di 36, abbiamo finito per registrare a 50!
Alessandro e Mario ci salutano e passiamo alla versione alternativa di In A Song… ed ecco arrivare la vendetta del “click”!
Un’ora in cui non riusciamo a capire cosa non va; il ritmo non ci convince, i feel sono sfasati, e la stanchezza inizia a farsi sentire.
Quando anche Andrea ci confessa di essere cotto gettiamo la spugna, anche perché sono le 14:00 ed è ora di tirare il fiato.
Tragedia: troviamo lo Stradivarius chiuso!
Avevamo ancora in bocca il sapore delle lasagne mangiate il giorno precedente, e invece la domenica apre nel pomeriggio. Imprechiamo il giusto, quindi ci dirigiamo al bar vicino, un posto di cui abbiamo rimosso il nome.
Non a caso.
Riusciamo a riempire i nostri stomaci del pranzo peggiore del 2010, almeno per ora.
Siamo sicuri che anche con il passar del tempo difenderà il primato a testa alta.
Con la “gomma – pane” ancora in bocca, torniamo in studio.
In A Song “slow version” sembra proprio non voler quadrare.
Ci vuole un’altra ora di lavoro prima che tutti possiamo ritenerci soddisfatti.
Fortunatamente il resto del pomeriggio è in discesa; Freckles e Secret Garden filano che è un amore, The Straight Road viene su con un suono di batteria incredibilmente caldo e potente, Beautiful Bleeding ha il perfetto incalzare del singolo, e la scelta di arricchirla col tamburello risulta azzeccata.
Si chiude, simbolicamente, con In A Safe Place, che a livello percussivo suona come un estratto dalla colonna sonora di Conan Il Barbaro.
E anche questo secondo giorno è andato: le partiture di batteria sono concluse!
Era proprio questo l’obiettivo fissato per la “due-giorni” iniziale, e non possiamo chiedere di meglio.
Tornando a casa, nella testa il “click” continua a martellare… il sogno ha iniziato a prendere forma… la strada diritta, finalmente, è asfaltata.
Tic – tic – TAC…
Tic – tic – TAC…
Tic – tic – TAC… STOP.