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In a safe place [day #9]

In a safe place è un titolo che significa molte cose.
E che parla anche di quei luoghi della mente nei quali rifugiarsi per vivere le cose a modo proprio, “tenendo i lupi fuori dalla porta”.
Ed è in un “posto sicuro” che si rifugia Achille nelle due folgoranti ore che gli bastano per dare fuoco a sei tracce, senza soluzione di continuità.

Eppure, come in tutte le tradizioni romantiche che si rispettino, tutto era cominciato nel peggiore dei modi possibili.
Il summit presso il Niski Studio è alle 18:30; l’obiettivo è quello di trovare i suoni di chitarra e buttare giù qualche pezzo guida per poter delineare i contorni del lavoro che seguirà.
L’idea di Achille è quella di creare un suono stereo microfonando due ampli in serie; un’idea studiata a lungo e che si rivelerà poi una soluzione geniale ed azzeccatissima.
Il set prevede una testata Orange su cassa Marshall 1960 e un Fender Twin Reverb collegati attraverso uno switch che permette di modulare l’ampiezza e la presenza del suono a seconda delle necessità (maggiore azione sull’Orange per i pezzi più spinti, enfasi invece sul Fender per le parti pulite).

E’ il momento di iniziare ma, ovviamente, non può andare tutto liscio.
Achille viene richiamato d’urgenza in ufficio lasciando Antonio e Andrea Stanisci in stand-by.
La questione si fa più lunga del previsto, e l’unico modo di ingannare l’attesa è di buttarsi sulla cena.

Le lancette dell’orologio segnano ormai le 21 ed è palese oramai che la session verrà annullata; Antonio torna in studio dopo una deprimente pizza a Panorama e ci ritrova proprio Achille, giunto esattamente in quegli istanti.

Ed è qui che avviene l’inaspettato; qui che si compie l’ennesimo miracolo del rock ‘n roll.
In un clima di giustificata tensione e nervosismo Achille imbraccia la fedele Stratocaster, si chiude da solo nella sala degli ampli, offre le spalle ad Antonio e Andrea che lo osservano attraverso il vetro della regia, e senza dire una parola si fa mandare in cuffia The straight road.
E’ magia pura; il suono spalanca le mura del Niski, l’esecuzione è perfetta ed emozionante… buona la prima!
Non c’è bisogno di tarare nulla, né di ritoccare imperfezioni, né di sovraincidere; e non c’è nemmeno bisogno di sprecare troppe parole.
Achille chiede di farsi mandare in cuffia Stripes, Freckles, Hole in the ground, Secret garden, In a safe place.
Tutto perfetto, tutto a prima take.

E’ pronto per andare avanti e finire il lavoro ma c’è un po’ di stanchezza generale e si preferisce interrompere le registrazioni.

Si esce dalle rispettive sale ed un abbraccio suggella il miracolo compiuto; sono le 23:30 ed è il momento di festeggiare degnamente con un Pampero Especial.
Restano ancora quattro tracce di chitarra, e l’alba è sempre più vicina.

An end has a start

Ieri sera, allo Zanzibar di Veroli (Frosinone), in un meraviglioso clima di festa abbiamo chiuso la nostra piccola stagione di concerti 2009/2010.
A farci compagnia sul palco gli amici fraterni Oil, con i quali abbiamo alternato quattro set da cinque canzoni ciascuno e chiuso poi la serata in una versione da “big band” di Have you ever seen the rain, dei Creedence Clearwater Revival.
Giù dal palco invece, tutti coloro che hanno scelto di festeggiare con noi lasciando fuori dalla porta le temperature invernali e regalandoci un affetto davvero commovente.
Grazie a tutti per esserci stati e grazie ovviamente anche a chi non c’era ma che nel corso dei tempi ha saputo manifestare a più riprese il legame con la nostra musica.

Vi vogliamo bene, sul serio.
Ci rivediamo sulla strada tra qualche mese.

Turn out the lights

Sabato sera a Veroli chiuderemo la nostra piccola “stagione” (10 concerti negli ultimi 5 mesi) per cercare di dedicare tutte le energie residue alla chiusura del disco.
Grazie a chi ha avuto il cuore e le gambe per esserci anche solo una volta; ci rivedremo tra qualche mese!


 

In a safe place [day #8]

“Allora, la chitarra stavolta non mi serve… l’Ombra di Peter Pan l’ho presa, il Putto è già in macchina, sto pure in orario… perfetto, si parte per le sessions di voce!”
E’ più o meno questo il pensiero di Simone quando a Ceprano monta sul Pandino verde fiammante: destinazione Niski Studio, Ferentino.
A metà strada però, ecco irrompere il classico sudore freddo dietro la schiena, quella reazione che significa che qualcosa gli è sfuggito, anche stavolta.
Ovviamente sta andando a cantare dodici testi in inglese, sui quali sono state fatte da poco delle revisioni, e li ha dimenticati tutti a casa.
Perfetto.
Ma si va avanti: Antonio viene avvertito tempestivamente, carica i testi sul MacBook, e via verso lo studio.
Anzi verso Panorama visto che è giusto ora di pranzo.
Qui cade la seconda nota storta: il maxi menu a 5,90 stavolta delude di brutto, e il caffè è difficilissimo da trovare, visto che è domenica 25 aprile, ed è tutto chiuso.
Insomma, dovendo dar retta ai segnali, sarebbe stato opportuno rimontare in macchina e tornare a casa.
Terzo presagio: una volta arrivati in studio, Andrea & Brothers devono mettere a posto una camionata di attrezzature usate per un service fatto a Roma il giorno precedente.
Insomma si fanno le 16:00, e ancora non è stato intonato un singolo vocalizzo.
Tutto questo, a fine serata, significherà almeno una cosa.
Anzi, tre:

1) Non è sempre vero che il buongiorno si vede dal mattino.
2) La ruota gira.
3) Nulla è irreversibile, per dirla alla Lost.

Infatti si parte con la speranza di dare una bella sfrondata a cinque, sei canzoni, ma si riesce ad ottenere molto di più.
L’ugola di Simone è in forma e si crea magicamente la giusta atmosfera.
Even more, come sempre, è la prescelta per iniziare.
La prima take risulta subito buona, ma Andrea non è convinto.
Il consiglio è semplice ma vitale: “Ok, adesso fregatene della tecnica, del diaframma, del tempo giusto. Cantala e basta. Lasciati andare.”
Il Putto annuisce come l’Uomo del Monte.
La seconda take, in effetti, risulta più sentita. Manca ancora qualcosa però per dare più calore alla voce di Simone.
Andrea tira fuori dal cilindro un paio di shots di un liquore dolce fatto in casa.
Simone non chiede il nome né gli ingredienti, meglio di no… ma gradisce alquanto, così come le sue corde vocali, che iniziano a fare davvero sul serio.
Inutile scrivere il solito elenco “song by song”, le registrazioni procedono abbastanza spedite con, essenzialmente, solo un paio di intoppi.
Uno, tecnico, riguarda il coro di Beautiful bleeding, che sulla carta prevede degli allunghi in falsetto su Sol maggiore.
Il risultato non è abbastanza convincente, e non ci si può accontentare.
Simone ha qualche difficoltà a modulare quel falsetto; per interpretarlo e caricarlo non ne tiene bene il controllo. Anche in questo caso il consiglio di Andrea risulta efficace: “Perché non lo canti a piena voce? Verrebbe meglio.”
Segue mezz’ora in cui Simone rischia di strapparsi la gola in allunghi estenuanti… ma la resa, in effetti, è tutta un’altra cosa.
L’altro intoppo, se così si può chiamare, riguarda l’annosa controversia Antonio/Simone, una di quelle che risalgono alla notte dei tempi.
Tipico esempio di discussione:

Antonio: “Mi raccomando, cantala semplice”.
Simone: “Ma è già semplice”.
Antonio: “No no… troppi svolazzi, troppe variazioni”.
Simone: “Boh… eppure l’ho asciugata”.
Antonio: “Ma se sembravi Gandalf!”
Simone: “Ah! Ah! Ah! Dici che è troppo teatrale?”
Antonio: “Eeeeh!”
Simone: “Ok, riprovo. Ma poi ne faccio una più interpretata”.
Antonio: “Vabbe’, ma almeno la strofa cantala come… come se parlassi, così, normale”.

Insomma, un tira e molla che tende poi, necessariamente, a una via di mezzo. E anche questo dà i suoi risultati.
Quando alle 19:45 Antonio propone di smettere, Simone dà una scorsa ai testi e annuncia: “Oh, guarda che mancano solo 2 canzoni!”
Antonio è basito.
Eppure è così: finisce che in sole 3 ore e mezzo vengono archiviate 2 versioni per ogni brano, più buona parte dei controcanti.
Andrea consegna a Simone la medaglia ufficiale dello studio, con l’onorificenza di essere diventato il cantante più veloce ad aver registrato, al Niski, le parti di un disco intero.
L’Ombra applaude, commossa, e torna la speranza di riuscire a chiudere tutto entro l’estate.

Greetings from the past

E sabato si torna nel posto in cui suonammo la prima volta, long time ago:

A quiet night, again

Last minute

The Black Lodge, pt. 2

Sempre davanti alle tende rosse del Satyricon, estratti da
The man who sold the world (David Bowie)
Freckles
So. Central rain (R.E.M.)
Even more
Secret garden
Stripes
Have you ever seen the rain
(Creedence Clearwater Revival)

The Black Lodge, pt. 1

In a song (reprise) suonata davanti ai tendaggi rossi del Satyricon (Frosinone), poco più di due mesi fa:

A giorni seguirà un nuovo video, sempre dalla stessa serata.

Non c’è due senza tre

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