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7trainingdays

In a safe place [day #10]

“A volte ciò che sembra alba non è” (Una serata al Niski Studio in 7 proverbi)

Cade a fagiolo questa citazione di Manuel Agnelli.
Il finale del precedente resoconto apriva spiragli sulla possibile chiusura delle registrazioni prima della pausa estiva… la verità è invece questo day #10 scritto in ritardo, e uno slittamento globale delle registrazioni di un paio di mesi.

Certo, se i 7 Training Days si arrendessero facilmente neanche ci sarebbero arrivati in studio, ma è passata acqua peggiore sotto i ponti
Tuttavia bando alle ciance, tocca parlare della seconda sessione di Achille e della sua chitarra “stereo”.

Mentre l’ancora (per poco) celibe chitarrista si appresta a preparare i ferri del mestiere, Simone e Antonio se ne vanno a cercare delle cibarie, vista l’ora di cena. 
Oltre alla consueta scorta di birra, decidono di optare per delle pizze margherita a portar via. 
Un grave sbaglio, vista la consistenza “cartonata” del prodotto, mandato giù solo per via della fame e delle abbondanti sorsate alcoliche.

Nel frattempo Achille, solitario dall’altra parte del vetro, sta affrontando Even more.
Il brano, seppur complesso e pieno di finezze, non gli causa particolari problemi; il risultato è ottimo, la canzone ne esce valorizzata, impreziosita, e a tratti sembra di ascoltare un Gilmour più moderno al servizio di un progetto indie-rock.
Anche A million rushes fila liscia, a parte qualche piccola difficoltà nelle cadenze in levare sotto le strofe.
In A Song mostra qualche problema in più, la partitura “spy”, seppure accattivante, si dimostra un tantino troppo piena, e la complessità in questo caso risulta inversamente proporzionale all’immediatezza. 
Sfoltendo alcuni passaggi dell’arpeggio però il gioco è fatto, e la ciliegina sulla torta è l’incredibile purezza di suono che viene fuori dal Fender Twin Reverb.

Ma… non dire gatto se non ce l’hai nel sacco!
Beautiful bleeding, che dovrebbe essere, nelle intenzioni della band, la traccia iniziale, risulta la bestia nera. 
Arrivati al coro, probabilmente il momento di maggior apertura di tutto il disco, ci accorgiamo che il giro di Achille non conduce alla catarsi desiderata, quella che vorremmo l’ascoltatore provasse ogni volta durante il ritornello. 
Il suo arrangiamento parte bene, poi resta troppo sommerso in note gravi, perdendo brillantezza. 
È la fine.
Se volete un consiglio, scontato quanto vi pare, non cercate nuovi arrangiamenti in fase di registrazione; ne va del vostro tempo, dei vostri soldi, e della vostra tranquillità.
Achille inizia a provare circa 367 cori diversi, inventando le soluzioni più disparate.
Antonio, Simone e Andrea Stanisci cercano di aiutarlo fischiettando motivetti, facendo LA – LA – LA, imbracciando persino chitarre e basso… ma QUELL’arrangiamento, QUELLO che capisci subito che appartiene da sempre al pezzo, non vuole saperne di arrivare.
Hai voglia a cercare meccanicamente le note per esclusione, la scintilla non si accende.
Capiamo che è ora di smettere. Quel passaggio tocca ristudiarlo a casa, con calma.

Per il resto, proviamo a credere davvero che chi va piano va sano e va lontano, e chi ben comincia è comunque a metà dell’opera.
Chi vivrà, vedrà.

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