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7trainingdays

In a safe place [day #13]

Ogni cantante non “ascolta” la propria voce come il resto del genere umano.

Simone sa di non essere un’eccezione.
Il motivo è semplice: ci sono dei passaggi, delle sfumature che, seppure in tono, a volte non suonano come hanno suonato per mesi nella sua testa.
Interpretazione.
O solo sfumature, certo, e neanche basilari.
Ma certe volte a chiudere il cerchio sono i dettagli.
Quindi la seconda session di voce diventa molto, molto importante: è il momento di fissare le linee melodiche una volta per tutte; congelarle nel tempo.

Si parte con Stripes.
La vecchia versione risultava poco convinta, un po’ della serie: “Sì, ora te la canto, se proprio ci tieni”.
Un paio di prove, e stavolta il flusso melodico sembra decisamente migliore; Antonio suggerisce di alzare parecchio la base musicale in entrata nelle cuffie, non per rendere sordo il cantante della band, ma in modo che lo sforzo vocale sia più grande, e l’interpretazione più sentita.
Ed in effetti funziona.

Tocca allora al brano tecnicamente più complesso: Beautiful bleeding.
Il passaggio dal falsetto alla voce piena, nel coro, essendo avvenuto solo in sede di registrazione, non risultava convincente; la terza take del brano invece sì, e resta soltanto da decidere come gestire il finale: ne vengono registrate due versioni (una con accetti più “melodrammatici”, una un pò più “naturale”) e si deciderà in fase di missaggio.

Ogni cantante, se gliene viene concessa la possibilità, sbrodola.
Ogni cantante, nella maggior parte dei casi, non dà ascolto ai consigli che gli vengono dati.

Simone pensa di rientrare decisamente nel primo postulato, ma di fare eccezione per quanto riguarda il secondo.
La terza canzone da affrontare per intero è In a song; La resa nel rough mix risultava poco incisiva, con troppo fiato e ruffianeria in eccesso.
Quella che viene fuori invece ha il peso specifico giusto; asciutta e “soul”, ha il sapore che avrebbe sempre dovuto avere.

Riascoltando la sua ultima fatica Simone pensa che ogni cantante basterebbe a se stesso, compiaciuto della (e nella) propria voce.

Un po’ megalomane come concetto. Ma vero.
Il resto sono ritocchi: una strofa e il bridge in Freckles, un paio di parole mal pronunciate in Even more e The people embassy, controcanti per Stripes, A million rushes e The straight road (fino a quando, in pieno delirio mistico per doppie e triple voci sovraincise, capisce che forse è il momento di darci un taglio!)

Ogni cantante sa bene un’ultima cosa: per quanto sia valida la proposta, sarà la sua voce la prima cosa a risaltare all’orecchio dell’ascoltatore.

Anche questo Simone lo sa bene, e confida di avercela messa tutta per cercare di trasmettere il senso di quelle linee melodiche che sente risuonare nello stomaco, sciogliersi nel suo cuore e rimbombare nella sua testa.

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